ELETTROMAGNETISMO: UN PERICOLO NASCOSTO
Raccolta di brani interessanti
Sommario
Non puoi vederle, gustarle o odorarle, ma sono una delle più pervasive
forme di inquinamento degli stati industrializzati: sono le onde
elettromagnetiche legate alla tecnologia delle reti wireless ed alla telefonia
mobile. Queste tecnologie hanno portato dei benefici, ma provocano
effetti sulla salute umana (Ronald Herberman, M. D.).
Articolo di Linda Moulton Howe.
Domenica, 7 settembre 2008.
Tratto da: http://www.tankerenemy.com/
Abbiamo tradotto le parti salienti di un lungo articolo pubblicato da Linda
Moulton Howe, ricercatrice che riporta le conclusioni del Dottor Herberman a
proposito dei rischi per la salute correlati alle onde elettromagnetiche. Ci è
parso molto utile, in particolar modo, l'elenco di undici consigli per un uso
consapevole del cellulare, lista che abbiamo trasformato in un decalogo. Per
conoscere i molteplici e sinistri scopi delle antenne che deturpano le città,
ma anche le aree rurali e montane e per capire la connessione tra radiazioni non
ionizzanti e scie chimiche, si veda lo studio
Le microonde: arma contro la biosfera.
Per un inquadramento del tema, invece, è sufficiente la lettura del testo
della studiosa, in cui è comunque rivelatrice la constatazione che alcuni
impianti sono camuffati da alberi, ad esempio palme: se queste antenne, con le
loro irradiazioni, non sono nocive, perché ricorrere a tali camuffamenti?
Ronald Herberman, M. D., Dir., Università di Pittsburgh, Istituto di
Oncologia osserva:
Non puoi vederle, gustarle o odorarle, ma sono una delle più pervasive
forme di inquinamento degli stati industrializzati: sono le onde
elettromagnetiche legate alla tecnologia delle reti wireless ed alla telefonia
mobile. Queste tecnologie hanno portato dei benefici, ma provocano
effetti sulla salute umana.
Nuovi studi, infatti, evidenziano sia fra gli scienziati sia tra l'opinione
pubblica possibili rischi associati ai campi elettromagnetici
Queste affermazioni sono tratte da un rapporto risalente all'agosto 2007 e
firmato da 14 scienziati che evidenziano l'impatto delle radiazioni non
ionizzanti sugli organismi umani, in particolar modo sul cervello. Il libro
bianco, comprendente 600 pagine, è intitolato: BioInitiative report, a
rationale for a biologically-based public exposure standard for electromagnetic
fields (E.L.F. and R.F.).
Si veda anche il sito www.bioinitiative.org/.
Ciascuno di noi è esposto ad una dose eccessiva di onde elettromagnetiche
irradiate soprattutto dalle stazioni radio-base e dalle torri che emettono
microonde. Il Dottor Hebermann, che considera i telefoni cellulari un potenziale
rischio per la salute, ha stilato un decalogo con le precauzioni da seguire,
quando si usano questi congegni.
- 1. Non consentite ai bambini di usare il cellulare, se non in caso di reale
emergenza. Gli organi, che devono ancora svilupparsi di un feto o di un bambino
sono quelli più facilmente vulnerabili alle onde elettromagnetiche.
- 2. Quando impiegate il cellulare, tenetelo lontano dalla testa il più
possibile.
- 3. Ricorrete al vivavoce o a sistemi simili.
- 4. Evitate di adoperare il cellulare in luoghi come gli autobus, dove potete
esporre altre persone alle radiazioni.
- 5. Non tenete il cellulare acceso a contatto del corpo: non tenetelo sotto il
cuscino o vicino alla testiera del letto in cui dormite. Questo vale soprattutto
per le donne incinte.
- 6. Se siete costretti a tenere il cellulare acceso indosso, assicuratevi che
sia collocato con la parte posteriore verso l'esterno.
- 7. Usate il cellulare solo per comunicazioni brevi e cambiando orecchio ogni
trenta-quaranta secondi. Per conversazioni lunghe, ricorrete ad un telefono
fisso, non ad un chordless (telefono senza filo) che si basa su una tecnologia
molto simile a quella della telefonia mobile.
- 8. Evitate di usare il telefono quando il segnale è debole o quando vi
muovete ad alta velocità, ad esempio, in automobile o in treno, poiché in tali
circostanze la potenza tocca picchi elevati, non appena il cellulare si collega
ad un ripetitore di segnale.
- 9. Quando possibile, usate altri sistemi per comunicare.
- 10. Scegliete uno strumento con S.A.R. basso (S.A.R. è sigla che sta per
Specific absorption rate, ossia livello specifico di assorbimento che è la
misura dell'intensità del campo assorbito dall'organismo). Compiendo una
ricerca sulla Rete, è possibile sincerarsi del S.A.R. del proprio apparecchio.
Scrivete "Livello S.A.R. dei telefoni cellulari".
Traduzione a cura di Zret.
Leggi qui
l'articolo in inglese.

Gianluigi Salvador (WWF Veneto) e Massimo Bolognesi (WWF Emilia Romagna).
www.elettrosmog.org/
Si riporta questo studio sui danni dei cellulari.
Che non sia il caso di mettere una pesante ecotassa sui cellulari per i costi
ambientali e sanitari che producono (principio europeo: chi inquina paga)? Come
la mettiamo col principio europeo di precauzione?
International Agency for Research on Cancer (IARC)
Dopo tanti allarmi non sostanziati da prove scientifiche, alla fine è
successo. Sull'ultimo numero di Epidemiology è stato pubblicato uno studio del
Karolinska Institute di Stoccolma che dimostra come l'uso dei telefoni cellulari
per 10 anni o più sia in grado di determinare il raddoppio dei casi di un raro
tipo di tumore, il neurinoma acustico. Lo studio è svedese ma le nazioni
partecipanti al progetto 'Interphone', coordinato dallo IARC (International
Agency for Research on Cancer), l'agenzia dell'OMS con sede Lione, sono 13.
All'inizio dell'anno, i risultati della tranche danese avevano fatto tirare un
sospiro di sollievo ai produttori di telefonini, poiché non era stato rilevato
un maggior rischio per la salute in chi usava il cellulare. Ma lo studio danese
era più piccolo di quello svedese. E naturalmente adesso tutti gli occhi sono
puntati verso gli altri rami dello studio, i paesi partecipanti sono 13, i
risultati dei quali dovrebbero essere pubblicati all'inizio del 2005.
(Fonte: Lonn S, et al. Epidemiology, 2004, 15: 653-659)
Qualche altra nota tratta dal testo completo citato di Epidemiology.
- 1. I cellulari sono adoperati di più sulla destra (52%) che sulla sinistra
(39%) e su entrambi i lati 9%.
- 2.Il rischio non è correlato all'aumento delle ore di utilizzo del
cellulare.
- 3. Si osservano più tumori dalla parte dove si utilizza di più il
cellulare (59% sulla destra).
- 4. Il neuroma acustico è un tumore benigno a crescita lenta e occorrono in
genere alcuni anni prima di una diagnosi clinica.
- 5. In genere passano più di cinque anni dall'apparizione del primo sintomo
alla diagnosi clinica.
Articolo originale in lingua inglese
Mobile phone use and the risk of acoustic neuroma.
Lonn S, Ahlbom A, Hall P, Feychting M.
Institute of Environmental Medicine, Karolinska Institutet, S- 171 77
Stockholm, Sweden.
Stefan.Lonn@imm.ki.se
BACKGROUND: Radiofrequency exposure from mobile phones is concentrated to the
tissue closest to the handset, which includes the auditory nerve. If this type
of exposure increases tumor risk, acoustic neuroma would be a potential concern.
METHODS: In this population-based case-control study we identified all cases
age 20 to 69 years diagnosed with acoustic neuroma during 1999 to 2002 in
certain parts of Sweden. Controls were randomly selected from the study base,
stratified on age, sex, and residential area. Detailed information about mobile
phone use and other environmental exposures was collected from 148 (93%) cases
and 604 (72%) controls.
RESULTS: The overall odds ratio for acoustic neuroma associated with regular
mobile phone use was 1.0 (95% confidence interval = 0.6-1.5). Ten years after
the start of mobile phone use the estimates relative risk increased to 1.9
(0.9-4.1); when restricting to tumors on the same side of the head as the phone
was normally used, the relative risk was 3.9 (1.6-9.5).
CONCLUSIONS: Our findings do not indicate an increased risk of acoustic
neuroma related to short-term mobile phone use after a short latency period.
However, our data suggest an increased risk of acoustic neuroma associated with
mobile phone use of at least 10 years' duration.
Epidemiology. 2004 Nov; 15(6):653-9

Articolo apparso sul sito www.merqurio.com/news/searchnews3.php3?newsid=9005962
20/01/2004 - Rete Merqurio.
Secondo una ricerca condotta dallo psicologo belga Jan Van den Bulck, ricercatore
dell'Università di Lovanio, le nuove tecnologie, soprattutto quelle wireless, stanno
distruggendo la qualità del sonno di un numero sempre crescente di adolescenti.
Tra i comportamenti più dannosi per il sonno c'è soprattutto l'abitudine diffusa tra
i teenager di ricevere e inviare messaggi SMS anche a notte fonda a privarli di
preziose ore di sonno, un comportamento che influisce sulla salute e sul rendimento
scolastico dei ragazzi.
I ricercatori hanno studiato l'impatto sul sonno della presenza in camera da letto
dei telefoni cellulari. La ricerca ha analizzato le abitudini 'notturne' di 2.546
alunni di 15 scuole delle Fiandre.
Il ricercatore ha così scoperto che i messaggi di testo interrompono il sonno di
ragazzi e uno su cinque racconta di essere regolarmente svegliato da un SMS di un
amico nel pieno della notte.
Il cellulare pare essere un compagno inseparabile proprio per la praticità e la
possibilità di essere portato ovunque e in qualsiasi momento con sé, anche a letto,
e sempre acceso e pronto ad avvisare con un beep o una discreta vibrazione che non
sveglierà i genitori.
Proprio per queste caratteristiche, il telefono cellulare pare essere più coinvolgente
nelle ore notturne rispetto alla tv o al computer e quindi un pericolo potenzialmente
più serio per il sonno rispetto a tv e computer che sembrano soprattutto ritardare
l'ora in cui si decide di dormire facendo perdere ore di sonno ma che poco incidono
sulla qualità, perché una volta spenti danno spazio al sonno.
I telefonini invece, secondo l'esperto belga danneggiano anche la qualità del riposo.
I ragazzi che portano il cellulare a letto e lo tengono acceso non cadono in un sonno
profondo, e quindi ristoratore, perché, a livello inconscio, la loro attenzione è
costantemente rivolta al telefonino.
Oltre alla tv, quindi, i genitori devono fare attenzione alle conseguenze di altri
tipi di intrattenimento elettronico sul sonno.

La nostra passione per la telefonia mobile potrebbe essere la causa della
misteriosa scomparsa delle api impollinatrici.
Tratto da:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/04_Aprile/16/
api_telefonini.shtml">www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/
04_Aprile/16/api_telefonini.shtml
Regno Unito - Tutta colpa delle emissioni elettromagnetiche. Proprio così:
è colpa delle radiazioni dei cellulari e degli altri gadget hi-tech se le api
perdono l'orientamento e non sanno più dove devono andare per svolgere il loro
compito di impollinatici.
Istinto in tilt - Perlomeno questo è quanto sostenuto da un gruppo di
scienziati dalla Landau University, secondo i quali l'inspiegabile scomparsa da
molte regioni americane di intere colonie di api che impollinano i raccolti
potrebbe essere attribuita proprio alle onde elettromagnetiche, che
interferiscono con il "sistema di navigazione" degli insetti facendo
loro perdere l'orientamento. In pratica le api non riescono a tornare alle
arnie, dove rimangono solo la regina, le uova e le api operaie, e quindi
muoiono.
Pericolo carestia - Il fenomeno,
chiamato Colony Collapse Disorder (CCD), si
è verificato inizialmente negli Usa, lo scorso autunno, estendendosi poi anche
all'Europa, dove recentemente è stato segnalato da numerosi apicoltori. Si
stima che il versante occidentale degli Stati Uniti abbia già perso il 60 per
cento delle api impollinatrici, mentre la perdita negli stati orientali sarebbe
del 70 per cento. Il CCD interessa inoltre Germania, Svizzera, Spagna,
Portogallo, Grecia, Italia, Scozia, Galles e Inghilterra, anche se in alcuni
casi le autorità negano l'emergenza.
Come riferisce l'Independent,
la questione preoccupa molto gli esperti, i quali
temono che l'amore incondizionato della gente verso i telefonini e compagni
finisca per interrompere il ciclo biologico di molti raccolti, causandone la
scomparsa in tutto il mondo e portando alla conseguente carenza di
approvvigionamenti alimentari, poiché - come sosteneva Albert Einstein - se le
api dovessero scomparire, "alla specie umana resterebbero solo quattro anni
di vita".
Alessandra Carboni.
16 aprile 2007
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