IL PETROLIO SI STA ESAURENDO
Parla l'astrofisico Di Fazio
Tratto da: http://beppegrillo.meetup.com/385/messages/boards/thread/4891303
Fonte: www.comedonchisciotte.org
Sommario
Per rimpiazzare greggio e gas naturale non c'è nulla sulla
Terra.
Alberto Di Fazio è astrofisico teorico presso l'Istituto Nazionale di
Astrofisica (Inaf), membro della Commissione Nazionale Cnr/Igbp (Programma
Internazionale Geosfera-Biosfera), responsabile italiano del Progetto Igbp/Aimes
(Analysis, Integration, and Modeling of the Earth System), presidente Global
Dynamics Institute, accreditato presso la Conferenza delle Parti sotto la Unfccc
(Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici).
Non si può più fare quello che si è fatto per oltre 100 anni: pompare
sempre di più moltiplicando i pozzi. Su più di 90 paesi produttori, 62 hanno
raggiunto il "picco" e sono quindi in calo; quelli che non l'hanno
raggiunto - come l'Arabia Saudita e altri minori - non riescono ad aumentare
l'estrazione in misura sufficiente a compensare. Gli Stati uniti hanno
"piccato" per primi nel 1970, dopo aver "carburato" col
petrolio due guerre mondiali e un grande sviluppo economico. Il Venezuela ha
piccato nel '70, così come la Libia; l'Iran nel '74. Gran Bretagna e Novegia
tra il '99 e il 2001.
La Russia lo aveva fatto una prima volta per motivi politici (il crollo dell'Urss),
poi si è ripresa ma ha piccato di nuovo nel 2007, senza peraltro mai
raggiungere il livello precedente. Di conseguenza, l'offerta è praticamente
stabile - tra 86 e 87 milioni di barili al giorno (mbg) - mentre la domanda
cresce rapidamente. Perciò il prezzo non può che aumentare.
Eppure le compagnie petrolifere rispondono che anni di prezzo troppo basso
hanno disincentivato nuove esplorazioni.
Sono dichiarazioni di natura politica. Se ascoltiamo geologi o ingegneri che
lavorano per conto di queste compagnie capiamo che c'è stato tutto il tempo -
20 o 30 anni - per cercare ancora. Ci spiegano che la tecnologia esplorativa è
migliorata di un fattore 500 o 600 rispetto al 1963, quando venne raggiunto il
"picco" delle scoperte. Si utilizzano satelliti, strutture a
ologramma, infrarossi, cose che non ci sognavamo neppure. Negli Usa, tra il '70
e l'80, c'è stato un boom di trivellazioni, quadruplicando il numero dei pozzi.
Ciò nonostante, in quella decade, la loro produzione è progressivamente
calata. Non è mancata la ricerca, ma i risultati.
Quello in Brasile è stimato tra i 10 e i 20 miliardi di barili. E'
"grande" per il Brasile, perché porterà lì ricchezza ed energia. Ma
a livello mondiale, rispetto ai 1.000 miliardi di riserve dichiarate esistenti -
la metà di quelle iniziali - questo giacimento sposta il "picco" di
due o tre mesi. Quello sotto l'Artico non dovrebbe neppure avvicinarsi alle
dimensioni di Ghawar in Arabia o di Cantarell in Messico. E in ogni caso, per
poterlo sfruttare, sarebbe necessario un riscaldamento globale tale da
sciogliere la calotta polare. Non proprio una cosa da augurarsi. Ci sarebbe
bisogno di trovare subito, ma proprio subito, 2-300 miliardi di barili per
spostare il "picco" di cinque o sei anni.
Il 70% del raffinato va in combustibili da trasporto (benzina, diesel,
cherosene, ecc). Il 98% di questi combustibili viene dal petrolio; così come
tra l'85% e il 90% dell'energia totale proviene dagli idrocarburi. Solo tra il 7
e l'8% viene dal nucleare. Il resto, pochissimo, dalle rinnovabili. Per
rimpiazzare petrolio e gas naturale non c'è praticamente nulla, sulla terra.
L'idrogeno non esiste in forma libera, ma va fabbricato impiegando più energia
di quella resa poi disponibile. Per il carbone si parla di centinaia di anni, ma
in realtà si tratta di un minerale a più bassa intensità di energia, che ne
richiede molta già per l'estrazione. Il carbone realisticamente utilizzabile
basterebbe per qualche decina di anni.
Tra le "non rinnovabili" c'è anche l'uranio, su cui esiste una
stima molto precisa di Rubbia e di David Goodstein (del Caltech): ne abbiamo per
20 anni da adesso. Usiamo 14 Terawatt di energia; a volerle fare col nucleare
servirebbero 10-15.000 centrali in 20 anni. Una ogni giorno e mezzo! Anche dal
punto di vista dei materiali (acciaio, cemento, ecc) è impossibile. Negli Usa
ce ne sono 104 e in tutto il mondo poco più di 400. Il nucleare potrebbe essere
al massimo un "ponte" a cavallo del picco del petrolio. Ma anche le
rinnovabili lo sono. Per fare le pale eoliche o i pannelli solari bisogna andare
a prendere l'alluminio, fare attività di miniera; e questa si fa con l'energia
del petrolio, mica con pala e piccone. Ma dove sta tutto questo alluminio?
Questo significa che dipendiamo dal petrolio anche per le rinnovabili.
Tirare il freno a mano, conservare petrolio e gas rimanenti per fare queste
benedette rinnovabili, finché è possibile. Anche la tecnologia proposta da
Rubbia ha bisogno di energia da petrolio. Non possiamo fare le acciaierie con
un'economia che va a legna. E nemmeno con l'energia nucleare, perché una
centrale deve essere a temperatura moderata (2-300 gradi) altrimenti fonde il
nocciolo. Noi potremmo concentrare quella metà di petrolio rimasta,
risparmiando sui trasporti di merci voluttuarie e salvaguardando quelli
"necessari". E dobbiamo tener conto che anche l'agricoltura, al 90%,
dipende dal petrolio. Senza, la produzione agricola si ridurrebbe da 10 a 1.
In nessuna maniera. Il capitalismo è fondato su un'equazione che è un
esponenziale. Ogni incremento annuale è proporzionale a un certo coefficiente
moltiplicato il capitale stesso. E' una curva che cresce sempre di più, come
quella dell'interesse composto. Il capitalismo è reinvestimento e crescita. Ma
non esiste un investitore che cerca di guadagnare meno di quel che investe. E
quindi l'intervento pubblico sarà obbligatorio.
Mi soprende che se ne cominci a
rendere conto la destra, come fa Tremonti nel suo ultimo libro, dove dice
apertamente che il mercato non si può più regolare da solo. Mi sorprende che
non lo dica invece più la sinistra. Si capisce ormai che è in arrivo una crisi
peggiore del '29, ma non si dice il perché. Questa è in realtà più grave,
perché nel '29 si era partiti da una bolla speculativa temporanea. Qui avviene
per un fatto naturale, geologico. Finiti petrolio, gas e carbone, nessuno ce li
rimette più.
Tutto questo era già stato anticipato dal Club di Roma, addirittura nel
1972. Poi non si è fatto nulla. Quelle previsioni furono definite ad un certo
punto sbagliate. Come stanno adesso le cose?
Alcuni governi, come Gran Bretagna e Usa, hanno costruito delle task force
interministeriali per gettare fumo. Hanno prodotto libri per dire che non era
vero, ovviamente senza alcun fondamento scientifico. Il Club prevedeva la crisi
economica mondiale nel 2020-2030, il crollo della produzione agricola nello
stesso periodo, il calo della produzione di greggio e gas naturale (ma non
l'"esaurimento"!), e il picco della popolazione globale un po' più in
là nel tempo, nel 2040-50. Sulla popolazione ci hanno preso in pieno: 6
miliardi di persone nel 2000 e così è andata.
Sulla crisi industriale, mi sembra proprio che ci stiamo arrivando. Sulla
produzione agricola ci siamo già: il prodotto agricolo pro capite ha cominciato
a flettere nel '98, ora anche quello totale. Basta guardare i grafici da loro
prodotti nel '72, nel '92 e poi ancora nel 2002 per vedere che in tutte e tre le
previsioni si calcolava che le risorse nel 2000 sarebbero state consumate per un
quarto e quindi, sapendo che il "picco" si colloca sulla metà,
invitavano ad agire in tempo.
Semmai i loro calcoli sono stati fin troppo ottimistici, visto che siamo sul
"picco" già ora invece che nella terza decade di questo secolo. Loro
speravano che il sistema avrebbe reagito subito alla scarsità a alle crisi
locali, riallocando nella maniera più saggia le risorse. E invece vediamo che
persino il protocollo di Kyoto - un puro esperimento di riduzione delle
emissioni del 5% (mentre servirebbe l'80%) - è rimasto lettera morta. Il
modello, infine, era superottimistico perché non prevedeva né guerre né
conflitti sociali di grande ampiezza. E invece, oltre quelle già avvenute o in
atto, c'è una pletora di analisti che ci mostrano come altre se ne stiano
preparando. E più violente delle attuali.
Per approfondire:
http://beppegrillo.meetup.com/385/messages/boards/thread/4891303
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